domenica 15 settembre 2013

Ragtime e altri racconti

Ragtime


Il piccolo bistrò del quartiere, cresciuto a ridosso dei vecchi macelli, attirava il popolo della notte che celava la malinconia dietro le risate nervose e i gesti affettati. Seduti ai tavolini di marmo che ricordavano i banconi dove un tempo si squartavano i vitelli, uomini e donne centellinavano la birra alla spina e scambiavano qualche parola con gli sconosciuti seduti accanto.

Al termine del primo boccale, le frasi scivolavano morbide sotto alle camicette attillate, lungo i fianchi delle donne che facevano vibrare i polpacci abbronzati sotto alle gonne leggere. Gli uomini fumavano sigarilli che profumavano di rum e di cannella e il fumo si inanellava in spessi riccioli che rimanevano sospesi nell’aria immobile e umida.

Le femmine ridevano e aprivano le labbra come calici, poi le serravano strette ed era una sfida, tutto quell’aprire e chiudere. I camerieri facevano un nuovo giro, posavano sui tavolini i boccali umidi con la schiuma solida che traboccava dai bordi e ritiravano quelli vuoti.


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